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CROMA - discromatopsia

Harlock 1999 - HK001
CD - L.20.000

croma è un gruppo di musica minimalista.
Questo non significa che suoniamo con strumenti miniaturizzati, non suoniamo col volume basso, né produciamo una nota ogni quarto d'ora; i nostri concerti hanno una durata "normale". il minimalismo è un genere ben preciso di musica: squadrato, disciplinato, è la poetica della rinuncia, è musica ripetitiva (la ripetizione come mezzo di emancipazione delle cellule strutturanti!) e rifugge dall'osticismo. spesso musica fondamentalmente melodica anche se, per definizione e per vocazione, anti-romantica;

è musica energica, ma non decadente. sintesi tra la musica cosiddetta "classica" e quella "rock" (termini, questi, che usiamo nella consapevolezza della loro imprecisione ed ambiguità, ma che preferiamo a termini aberranti quali
musica "colta" o "seria" e musica "leggera") è una sorta di cross-over... ma con le idee chiare.

"a beethoven e sinatra preferisco l'insalata; a vivaldi l'uva passa che mi da più calorie"

(franco battiato)

 
 

su
croma
in
questo
disco
è
.
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.

francesca comunello:
oboe

filippo de gasperi:
viola

laura fulco:
violino

anni micheli:
soprano

andreas perugini: 
basso

sergio pircali:
voce recitante

simone tumiati:
piano

emanuele zottino:
basso, piano

 

copertina

copertina

con il contributo:
assessorato alla cultura della provincia autonoma di bolzano

management:
harlock

kontakt: tel./fax (0039) 0471. 28.20.90

harlock via c. augusta str. 4, 39100 bz-i

e-mail:
harlock@harlock.it
http://
www. harlock.it

music & lyrics by croma
exept p.g.m.g.

riadattamento di pretty girls make graves (morrisey-marr)

hidden tracks mixed by carmelo giacchino, andrea polato

drums performed by andrea polato

recorded, mixed & engineered at ZEM studio, bolzano-italy, märz-mai 1998

recording:
carmelo giacchino, andrea polato, attila bruni

equalizzazione e mixaggio:
carmelo giacchino, andreas perugini, emanuele zottino

stampa:
sony italia

grafik:
max mariz

original photo croma:
herward dunkel

production:
harlock


.
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attenzione:
per un più corretto ascolto
azzerare l'equalizzazione
 
 

su testi:

bisettrice spazio-temporale

in einem karthesischen koordinatensystem mit ort- und zeit- , koordinaten zeigt die winkelhalbirende die geschwindigkeit an, in der einem künstler der sinn des einigen abstrakten meisterwerks abhanden kommt, im moment, in dem er sich verliebt.
in a cartesian system of space-time coordinates, the bisecting line indicates the speed by which an artist loses  the meaning of his own abstract masterpiece in the precise istant he falls in love.
in un piano cartesiano dalle coordinate spazio-temporali, la bisettrice segna la velocità  impiegata da un artista a smarrire il senso del proprio capolavoro astratto nell'istante in cui questo si innamora.

nel vento

confondevo i suoi pensieri

con l'ombra delle nuvole

sul suo viso

mentre dello spazio il tempo

consumava le miserie.

forse allora ho perduto

per sempre

la mia anima

in uno sguardo

più profondo di me

forse allora ho perduto

per sempre

immagini dalla mia mente

cancellate dalla memoria

riflessioni e teorie

concetti naufragati nel tempo.

resta ora solo

il segno di un sentimento

il poeta che non ritrova più il senso

(il senso) del proprio capolavoro

e solo disperazione

e solo solitudine

rimane.

subutterflies' battery

generatoren der gewalt.  violence generators.  generatori di violenza.

attenti ascoltavamo 

il cielo che correva veloce

su di noi

i nostri stessi occhi

acidi

i colori che sbiadivano

una vertigine blu

lunghe scie di ricordi

solcavano decise

i nostri pensieri

 voci lontane

 respiravano

 emozioni perdute

 scoscesi i pensieri

 si inabissavano

 dove germoglia

 nel buio fragore

 dell'instabilità

 il seme della devianza

e tutto non finiva mai,

e tutto sembrava non finire mai!

da allora credo che tu non possa neppure lontanamente  concepire tutto il male che ti ho fatto.

p.g.m.g.

hübsche mädchen heben gräben aus.  pretty girls make graves.  ragazze carine scavano fosse.

discromatopsia

minimalistische pathologie. minimalist pathology. patologia minimalista.

nausea, disturbi gastrici, stipsi, diarrea, flatulenza, dolore epigastrico, anoressia...discromatopsia. sono stati riferiti casi sporadici di ulcere gastriche, con o senza emorragie e perforazioni che raramente si sono rivelate fatali. si possono altresì verificare fenomeni di ipersensibilità quali eruzioni cutanee, cefalea, vertigini, sonnolenza, tinnito, sordità, astenia, fotofobia, diminuzione dell'emoglobina, aumento dell'azotemia. raramente possono verificarsi vomito, edema allergico del volto e delle mani, aumento della fotosensibilità cutanea, discromia, disturbi della vista quali acromatopsia, tricromatismo e daltonismo. sono stati registrati l'aumento degli indici della funzionalità epatica, anemia aplastica, anemia emolitica, pancitopemia, porpora di shönlein-henoch,  eosinofilia, ittero con rari casi di epatite fatale. sono stati riportati rari casi di pancreatite, emoturia, disuria, insufficienza renale acuta, ritenzione idrica che può manifestarsi soprattutto nelle regioni declivi degli arti inferiori. "fiorite giovani, siate sani nel corpo, altra vita è la vostra, altra la melodia! altri giovani cantano altre canzoni e saranno magari più interessanti."(sergej a. esenin)

 

suout of control

etwas langsame leute gehen mir auf die nerven: serienkünstler, geschwätziger intelektueller, gib gas kind, denn da ist kein platz zu bremsen!
slightly slow people get on my nerves: serial artist, logorrheic intellectual, speed up baby, there is no space to brake!
le persone un po' lente mi danno ai nervi: artista seriale, logorroico intellettuale, accelera bambino che non c'é spazio di frenata!

cenotaphé a newton

die revolution unter berücksichtigung der form: die utopie des l.e. boulee verschmilzt mit dem netz-leben system.
the revolution taking into consideration form. the utopy of l.e. boulee merge into the net-living systems.
la rivoluzione nel rispetto della forma. l'utopia di l.e.boullee si fonde con i vivi-sistemi.

come la massa di un oggetto è la somma delle masse di tutti gli atomi costituenti l'oggetto, così la probabilità di un evento è la somma di tutti i punti campione compresi in quell'evento. morire è difficile ma esistono un migliaio di modi per farlo. mentre ogni uomo nasce praticamente nella stessa maniera, ogni morte è differente, unica nella sua peculiarità. il tempo passa ma il tuo ricordo rimane vivissimo in tutti noi. non fiori ma opere di bene, non fiori ma opere di bene. dipingo distante uno sguardo lungo una scia che nel cielo ti trafigge il cuore. non ci sono ruderi ne inganni o maree che possono travolgere queste lievi speranze edificate tenaci su spiagge settembrine tra quel che rimane del naufragio delle meduse sogni violentati trasudano lenti. cercavi la rivoluzione nel rispetto della forma, ma hai poi scoperto di che colore è un camaleonte allo specchio? tracciare il tempo, segnare lo spazio con un corpo violento, massa monumentale, architettura delle ombre e delle tenebre, per metà sepolto nel suolo, per metà incombente, pronto a trafiggere cielo, nuvole, nuvole, nuvole-cielo. nel comune senso del silenzio, il silenzio delle parole e del dolore, il dolore di parole, di parole scolpite sulla pietra, s'infrangono sul tempo, il dolore di sentimenti maciullati da un sorriso. macchine pensanti si evolvono, continua il sonno della farfalla, abbandona l'alveare lo sciame che colonizza nuovi spazi. ed i vivi-sistemi si espandono in rete attraverso un processo negentropico in direzione opposta al decadimento termico. ci sono distanze che non si possono colmare, ci sono paure che non si riescono a smorzare. ci sono distanze che non si possono colmare, ci sono paure che non si riescono a smorzare. è sorprendente solcare ogni giorno il confine del risveglio quando il sonno è solo l'ombra dell'oblio. ho sognato granchi che ti divoravano gli occhi, fiori secchi crescevano nei prati, ma tu faticavi ancora a morire, mentre io non ho più bisogno di te ora, posso farlo anche da solo. poiché i sistemi collettivi sono costruiti sulle moltitudini in parallelo c'è sovrabbondanza. gli individui non contano, i piccoli fallimenti si perdono nella confusione, quelli grandi vengono controllati e ridotti rispetto al successivo livello più alto nella gerarchia. sempre in bilico sospeso fra la vita e le sue fragilità, mi strinsi la testa fra le mani, schiacciando i pensieri sul nascere. sempre in bilico sospeso fra la vita e le sue fragilità, mi strinsi la testa fra le mani, schiacciando i pensieri sul nascere.

su- 273,15°

1000 lichtjahre entfernt, im feindseligen aber stillen universum, elleine umherstreifen.
1000 light-years away, in the hostile but silent universe, roaming alone.
1000 anni luce lontani, nell'universo ostile ma silenzioso, vagare soli. -

tutto il buio la fuori.

freddo, freddo...così freddo!

e nel silenzio solo il frastuono dei nostri cuori

mille luci lontano dal sole

e nel silenzio solo il frastuono dei nostri cuori

mille luci lontano dal sole

ho bisogno di parlarvi!

solo questo

bisogno di parlarvi

ripeto

solo bisogno di parlarvi!

croma saluta e ringrazia:

antonio lampis, carmelo, pola, attila, max mariz, herward dunkel, heinrich unterhofer, mauro franceschi e silvia cesco, beppe mora e luca stancher, chiara mariz e susanna allocca, silvia chiogna, la rai, radio tandem, roland leitner, reinhold jovanett, rudi ladurner, anita degano, simone kugler, la signora tumiati, cesare augusto grandi, tiziano popoli, katia assuntini e georg zeller, cristiano cumer, tommy crisci, i ragazzi di sociologia a trento, i centri sociali, itinerari visivi ed il cineforum, anomos, la zelig, zoe, last man standing, no choice, fight for a reason, vincenzo ed andrea (i khalmo!), stuff & nonsense, occupazione, ground page, ziz, cane capovolto, smiths, beatles, clash, la musica minimalista, michael nyman, wim mertens, philip glass, steve reich, louis andrissen, la musica ed i gruppi hard-core sxe, massimo volume, blu vertigo, cccp, csi, disciplinatha, battiato, gershwin, glenn gould, johann sebastian bach, napalm death, il rap italiano, john cage, morton feldman, blade runner, il cinema e peter greenaway, bolognesi, magritte e il surrealismo, lucio fontana, mondrian, piero della francesca, etienne-louis boullee, jean-jaques rousseau, claudia koll, linda lovelance marchiano, kevin kelly, ray bradbury, steve jobs e il macintosh, i manuali e le enciclopedie.

kontakt: tel./fax (0039) 0471. 28.20.90

   harlock via c. augusta str. 4, 39100 bz-i

   e-mail: harlock@harlock.it

   http://www.harlock.it

 
 
 
 

curricula (alcuni bilingui altri solo in italiano):

suAnni Micheli

Da anni prende lezioni di canto da diversi professori. Attualmente studia canto lirico al Monteverdi di Bolzano. Ha già cantato come solista in due oratori e in un musicol diretto dal maestro Francesco Erle.Nel '97 e nel '99 ha svolto concerti di musica da camera, interpretandopagine da Scarlatti a Brahms.

Seit Jahren nimmt sie Gesangsstunden bei verschiedenen Professoren. Derzeit studiert sie Gesang am Konservatorium Monteverdi in Bozen. Sie hat inzwischen  als Solistin bei zwei Oratorien und einem Musical unter der Leitung von Professor Francesco Erle, als Solistin mitgewirkt. In den Jahren 1997 und 1999 gibt sie Kammermusikkonzerte und interpretiert Stücke von Scarlatti bis Brahms.


fotofilippoannifrancescaandreasemanuelesimone
suFrancesca Comunello

Sono nata a Bolzano il 13 dicembre 1977 ed ho vissuto nella stessa città fino alla fine del Liceo. Adesso sto in equilibrio precario tra l'Alto Adige e Roma (un po' più sbilanciata verso quest¹ultima, dove faccio l¹Università). Ho cominciato a studiare musica intorno ai nove anni, età in cui sono stata affascinata dall'oboe e dal suo timbro particolarissimo. Ma ero troppo piccola per cimentarmi con questo strumento... Ho dovuto aspettare gli undici anni e l'iscrizione al Conservatorio per poterne toccare uno, e iniziare faticosamente a tentare di cavarne qualche suono. Ho avuto molti Maestri, e mi sono diplomata con il prof. de Felice nel 1996. La mia impostazione è prevalentemente classica, ho suonato in molte formazioni orchestrali e da camera, ma non ho mai ritenuto ragionevole limitare i miei interessi ad un solo tipo di musica.


Ascolto di tutto (veramente!) e ritengo che una delle esperienze per me più stimolanti sia stata proprio quella di suonare, nei Croma, con musicisti che venivano da tradizioni anche molto lontane dalla mia. La presunta superiorità della cosiddetta musica classica è ormai del tutto insostenibile, come ho cercato di dimostrare con argomentazioni scientificamente fondate nei miei lavori di semiotica della musica. Sono iscritta al terzo anno di Scienze della Comunicazione: i miei interessi principali spaziano dalla semiotica (e, in particolare, semiotica della musica) ai nuovi media. Ho partecipato ad alcune ricerche sul sistema televisivo (e sulla sua qualità), scrivo su una rivista di orientamento e formazione ed ho pubblicato un saggio sul telelavoro.
suFilippo Degasperi

Sono nato a Trento il 4 novembre 1971 e,nonostante sia passato così tanto tempo, non ho ancora deciso di trasferirmi. Visto che qui si parla di musica saltiamo subito a quando, per fare contenti mamma e papà, entrai al  Conservatorio di Trento per dedicarmi allo studio della Viola, strumento nobile e seducente e di quando, all'improvviso, nonostante qualche intoppo (come l'esame di Armonia) mi ritrovai con un Diploma conseguito con
molto onore (1993), pronto a gettarmi nella mischia. Per mantenere la forma ho poi frequentato corsi di perfezionamento presso la Salzburger Musikschule (Austria), l'Accademia F. Liszt di Miskolc (Ungheria) e l'Accademia Filarmonica Trentina.


Ad oggi i concerti sono stati sicuramente molti: con i miei amici, con gruppi da camera, con le più svariate  orchestre, sempre con l'obiettivo di divertirsi e conoscere cose nuove. Un giorno ho incontrato i Croma e mi sono detto: proviamo! L'impatto non è stato indolore per nessuno (soprattutto per uno come me formatosi alla scuola antica) ma finora è andata bene. Nota: mentre queste vicende evolvevano lungo binari propri ho trovato utile laurearmi in Economia Politica e frequentare un Master in Business Administration.
suEmanuele Zottino

Inizia con la chitarra classica a lezione da Mauro Franceschi, che gli insegna anche le basi per teoria e composizione,tutto in una prospettiva all'epoca non così di moda, seguendo Jan Garbarek, Ralph Towner e melodie rinascimentali. Nel frattempo suona la chitarra elettrica e il basso in gruppi punk, pop e rock. Clash, Smiths, CCCP sono dei costanti punti di riferimento. Poi le prime lezioni private di pianoforte, con Maria de Rensis, la quale gli contagia una forte passione per Bach, tuttora un musicista tra i più amati. Si interessa più avanti alle avanguardie del Novecento, prediligendo sicuramente un Bartok e uno Strawinsky a uno Schoenberg, ma sarà la musica americana di Cage e i minimalisti a colpirlo profondamente. A Bologna si iscrive al DAMS-Musica ed entra al conservatorio, dove studia composizione con Cesare Augusto Grandi, che spazia agilmente dal canto gregoriano a Ligeti. Intanto approfondisce le ricerche nel campo della minimal music, sulla quale tiene un
piccolo seminario a Bolzano.Attualmente studia composizione sperimentale al conservatorio di Bolzano con Heinrich Unterhofer e sta preparando la tesi universitaria sulle ultime opere di Morton Feldman.

Er beginnt mit Gitarrenunterricht bei Mauro Franceschi, der ihm auch die Grundbegriffe musikalischer Theorie und Komposition beibringt. Mit Franceschi folgt er den Richtlinien Jan Garbareks und Ralph Towners und studiert Renaissancemelodien. In der Zwischenzeit spielt er elektrische Gitarre und Bass in Punk, Pop und Rockgruppen. Clash, Smiths und CCCP werden zu fixen Beziehungspunkten. Es folgen die ersten privaten Klavierstunden bei Maria de Rensis. Sie ùbertragt ihm eine starke Leidenschaft für Bach. Er ist an der Musik des zwanzigsten Jahrhunderts interessiert und zieht sicherlich BartÚk und Strawinsky einem Schoenberg vor. Aber nur von der Musik des Amerikaners Cage und den Minimalisten wird er grundlegend beeinflusst. Er studiert in Bologna DAMS und schreibt sich am Konservatorium ein, wo sein Lehrer Cesare Augusto Grandi das Studium der Komposition vom gregorianischen Gesang bis zu Ligeti ausdehnt. Wahrenddessen vertieft er sein Wissen im Bereich der Minimal Music, worùber er ein kleines Seminar in Bozen abhalt. Er besucht den Kompositionskurs von Louis Andriessen in Siena. Derzeit studiert er Komposition am Konservatorium von Bozen mit Heinrich Unterhofer und bereitet seine Doktorarbeit ùber die letzten Werke Morton Feldmans vor.


su
Simone Tumiati

Simone Tumiati ha studiato privatamente pianoforte presso l'Istituto Musicale di Bolzano e ha alle spalle esperienze in gruppi rock. Attualmente studia geologia all'Università di Padova. "La domenica vado su pe' i monti alla ricerca di minerali e fossili, ma quelle stesse mani che martellano la roccia danno anche vita alla musica"


suAndreas Perugini

Andreas Perugini nato a Winterthur, in Svizzera, il 15/5/72. Si è trasferito a Bolzano nel '78 dove ancora risiede. Frequenta il liceo scientifico E.Torricelli  e, nel '91, dopo essersi diplomato si iscrive contemporaneamente alla facoltà di sociologia dell'università di Trento dove oggi frequenta l¹indirizzo comunicazioni e mass-media  e alla Scuola di Cinema e Televisione Zelig. Nei due anni di corso della scuola Zelig realizza diversi film sceneggiati e documentaristici nei diversi formati e nei diversi ruoli della troupe . Ricordiamo La città dei morti viventi, documentario sui ragazzi di Bolzano e Armoniosa , film presentato  come saggio finale, (finanziato in parte anche dall¹Assessorato Alla Cultura Italiana della Provincia)  che ha concorso in vari festival cinematografici europei, di cui ha curato la sceneggiatura e la regia. Organizza, collaborando con l¹associazione giovanile Uscita-Ausweg, 3 open air presso i prati del Talvera (93-94-95). Diplomato alla Zelig, nel 94, svolge il servizio di leva presso il reparto degli autieri alpini del 24°Reggimento Logistico di Manovra Dolomiti  prima come furiere a Merano e poi come addetto alla manutenzione al deposito munizioni Tettoni di Ora.


Nel 96, per divergenze di ordine politico-culturale ed organizzativo, si dimette dal direttivo dell¹associazione Uscita  di cui era stato socio fondatore nel 92. Nello stesso anno fonda, assieme  ad altri due ragazzi,il gruppo, associazione di fatto, Itinerari Visivi. Il gruppo si occupa di cultura cinematografica attraverso l'organizzazione di rassegne. Dopo una breve collaborazione con il Circolo Culturale W. Masetti il gruppo inizia una più proficua e corretta collaborazione con il Cineforum Bolzano  di cui diviene sezione autonoma .In un anno di attività con il tesseramento il gruppo registra un incremento degli iscritti da 0 a 600 circa. Nel 97 fonda con Giuseppe Mora e Luca Stancher  l¹associazione culturale Harlock  con l¹intenzione di produrre e diffondere materiale multimediale e la specifica cultura che la multimedialità sottende. Si ostina a suonare il basso in alcuni gruppi musicali. Uno di questi, Croma  (musica minimalista), nel 1998, ha pubblicato un Cd.  Si iscrive al terzo anno della scuola Zelig per approfondire le tecniche documentaristiche.
 
 
 
 

su INTERVISTA AD ANDREAS PERUGINI:

Ok, allora bando alle ciance, come si dice, e veniamo alle domande.

  • Prima di tutto la vostra storia. Essendo un gruppo emergente siamo curiosi di sapere come siete arrivati ad essere i Croma.
Il gruppo nasce a Bolzano nel '96 per iniziativa mia e di Emanuele Zottino. All'epoca entrambi suonavamo il basso: io in un gruppo hardcore e lui in un gruppo rock stile Ligabue. Mi ero già avvicinato al minimalismo attraverso la Zelig, la scuola di Cinema e Televisione che frequentavo, ed il cinema di Peter Greenaway (con le relative colonne sonore di Michael Nyman e Wim Mertens). Avevo già tentato con Simone Tumiati di introdurre sequenze minimaliste di piano nelle tessiture di brani hardcore. È strano a dirsi, ma hardcore e minimalismo hanno molto in comune! Emanuele frequentava il conservatorio e fu lui, da me contagiato, a prospettarmi di formare un gruppo di musica minimalista. Coinvolgere Simone fu scontato ed avvenne puntualmente, mentre rimanevo scettico sulla possibilità di "cooptare" musicisti di formazione classica: i conservatori lo sono di nome e di fatto… in Italia non sono certo luoghi d'apertura mentale.
Emanuele, infatti, fece leva più sull'amicizia che sull'aspetto artistico o professionale per la prima formazione del gruppo. Di quella formazione, comunque, è rimasto solo Simone oltre ad Emanuele e me. Successivamente, si sono aggiunti nell'ordine: Francesca Comunello, Laura Fulco (già mia compagna di studi presso la facoltà di sociologia di Trento), Filippo De Gasperi (al tempo a lei legato sentimentalmente), Sergio Pircali (ottimo batterista hardcore e jazz e dedito ad escursioni recitative) ed, infine, Anni Micheli, l'ultima di una serie (una via crucis!) di soprani.
  • Rock, classica, jazz le varie influenze di cui ognuno di voi è portatore ben si coniugano con una musica, il minimalismo, sintesi tra musica "aulica", diciamo, e popolare. La scelta di suonare questa musica, tra l'altro per niente facile da eseguire, da cosa deriva?
Noi non crediamo che esista una musica "aulica" contrapposta ad una "popolare", non ci piace distinguere tra musica "colta" o peggio "seria" e musica "leggera". Sono termini che aborriamo. Per noi esiste la musica "artistica", che viene prodotta partendo da un'istanza comunicativa (concetti, sensazioni, sentimenti), e quella "commerciale", che viene prodotta con il principale scopo di essere venduta al più largo numero possibile di consumatori.
Pur avendo le nostre preferenze, siamo ben consci che esistono capolavori in tutti i generi. Personalmente, ad esempio, non posso definirmi un grande estimatore del blues, ma, di fronte alla bellezza di certi brani, posso anche piangere dalla commozione.

Il minimalismo esiste dagli anni '60, ma negli anni '90, in pieno cross-over ed in pieno post-modernismo, acquista ancora più senso in quanto realmente riesce a sintetizzare mondi musicali originariamente molto distanti: la cosiddetta musica "classica" e la cosiddetta musica "rock", con tutta l'ambiguità cui questi termini ci costringono. Oltretutto, il minimalismo con la sua ideologia squadrata, con la sua poetica chiara, con la sua forte disciplina, si contrappone alla bolgia dell'indefinito, al marasma ideologico ed al relativismo radicale che hanno caratterizzato gli anni '90, rischiando di "contaminare" anche il nuovo decennio/secolo/millennio.
Se tutto, troppo, diventa relativo, allora tutto è lecito e l'unica cosa che rimane è il mercato! Quindi, curiosamente, il minimalismo da un lato, pur restando un fenomeno minoritario, marginale, può assurgere a rappresentare lo spirito migliore degli anni '90, (l'apertura mentale e la contaminazione culturale derivante), ma, contemporaneamente dall'altro, può rappresentarne il principale detrattore.

La musica minimalista, quindi, ci permette di coniugare le nostre così differenti formazioni individuali e di porci in modo non passivo ed, anzi, critico nel processo artistico, culturale, musicale del nostro tempo.
E poi, per rispondere alla tua domanda, fondamentalmente, questa musica ci sembra semplicemente stupenda!
  • Quali sono gli autori cui fate riferimento o meglio, che stimate di più.
La nostra musica, più che al serialismo dell'ostica minimal music di Raich o Riley, si rifà al minimalismo della "terza generazione", alla melodia e alla ritmica di autori quali Wim Mertens e Michael Nyman e, naturalmente a Philip Glass. Poiché riteniamo le parole molto importanti, l'utilizzo della voce recitante si potrebbe paragonare a quella dei Massimo Volume (definibili: minimalisti underground). CCCP e Disciplinatha ci affascinano per l'immagine che hanno saputo darsi (ideologia manifesta, ironia latente). Franco Battiato è forse, in assoluto, il più eclettico musicista, un autore enorme del panorama musicale di sempre: ha spaziato nella musica in lungo e in largo, ha composto anche qualcosa di minimalista, ma forse gli è mancata una vera sintesi. Ultimamente seguiamo i finlandesi Apocalyptica che, con una formazione di 4 violoncelli, hanno iniziato facendo cover dei Metallica. Poi ci sono tutti i gruppi hardcore-straight edge. Come già accennato, straight edge e minimalismo hanno in comune una certa disciplina, un certo rigore ideologico. Anche musicalmente, nonostante giungano a risultati nettamente differenti, hanno la comune caratteristica di lavorare sullo stesso materiale (una sequenza di note, un giro) dando sempre adito a capovolgimenti compositivi.
L'intellettualismo dei Blu Vertigo, lo sperimentalismo di John Cage e le stupende peripezie vocali di Meredith Monk ed ancora la drammatica brutalità del death metal e del grindcore; il barocco di Bach e degli Iron Maiden (di Transilvania abbiamo una cover in repertorio), la dodecafonia e la techno, e poi i gruppi degli anni '80, Smiths, Cure, Simple Minds, ed ancora i Beatles degli studio years, veri precursori del cross-over, ma anche Fabrizio De André, il rap italiano, i canti popolari sardi… sono solo alcuni dei musicisti o dei generi che apprezziamo e che direttamente o indirettamente ci influenzano. Quello che più odiamo è, invece, la farsa commerciale della new age (che come fenomeno artistico non esiste); un tempo spacciata come musica da relax per manager stressati ed ora, chiaramente, un'etichetta da vendere a confusi consumatori in cerca di un'anima da comprare.
  • Come siete arrivati a questo primo disco?
Avevamo un repertorio di decine di brani e la paura che qualcosa potesse accadere e che tutto potesse essere perduto. La necessità di fissare i brani in una registrazione e la consapevolezza di essere pronti a farlo oltre alla fondamentale disponibilità dello studio di registrazione ZEM legato alla Harlock, la nostra casa discografica, ci hanno spinti a questo passo.
Lo sforzo per Discromatopsia è stato quello di selezionare i brani più stilisticamente omogenei, completandoli, e compattandoli coerentemente anche se, a mio avviso, nel cd è evidente uno sviluppo stilistico interno.
  • Tra i produttori leggo il contributo della provincia autonoma di Bolzano. Mi sembra strano e molto positivo che delle istituzioni producano un disco.
Che sia positivo è sicuro, che sia strano lo è altrettanto. In Italia, ovunque vige la gerontocrazia per cui, nella fattispecie, spesso vecchi rincoglioniti decidono ciò che è arte e ciò che non lo è pur, oggettivamente, non disponendo dei mezzi culturali per poterlo fare. Grazie allo sforzo della Harlock e, soprattutto, grazie alla nomina di Antonio Lampis, persona giovane, competente e sensibile, quale alto dirigente dell'assessorato alla cultura, è stato possibile il contributo istituzionale a questo progetto.
Il nostro è stato forse il primo progetto di musica non classica ad essere appoggiato. Fino ad allora, come singoli potevamo godere di contributi per progetti "classici" paralleli ai Croma, ma non potevamo sperare di interessare le istituzioni con il nostro comune progetto. Per una volta, una briciola dei circa 7.000 miliardi l'anno che arrivano da Roma alla provincia di Bolzano, sono stati ben spesi…
  • suChe cosa vi aspettate da questa vostra prima fatica?
Farci conoscere un minimo in Italia e all'estero, prendere contatti; avere la possibilità di suonare in giro… insomma: diffondere la nostra musica. La distribuzione è, comunque, faticosa ma il prezzo imposto di 25.000 lire dovrebbe incentivare l'acquisto.
  • La discromatopsia è una disfunzione dell'apparato visivo, perché trattando di musica avete usato una metafora visiva anziché acustica?
Il titolo dell'album scimmiotta il nome del gruppo: Croma, innanzitutto, è un nome che suona italiano (e questo risulta importante per il mercato giapponese!!!), poi rappresenta un particolare tipo di note ( ci sono le crome, le semicrome, ecc.), quindi la metafora ritorna all'ambito prettamente musicale, infine ricorda i colori. Sia io che Emanuele siamo leggermente discromatici. Io sbaglio circa il 50% degli appositi test oculistici con il cerchio ed i pallini colorati che dovrebbero evidenziarsi in lettere e numeri.
Discromatopsia è quindi una patologia ed è la nostra patologia minimalista. Anche la copertina del disco, creata dal bravissimo Max Mariz, e, soprattutto, le scritte sull'etichetta del cd, sono in quadricromia ma sembrano quasi monocromatiche. Riteniamo che il cd sia composto non solo dalla musica ivi contenuta, ma dall'intero pacchetto, libretto incluso. È per questo che abbiamo curato così bene la grafica.
  • Il disco denota una grande padronanza della composizione, come nascono i vostri pezzi?
L'apporto di idee è collettivo; ci sono brani studiati a tavolino (al Mac!) e pronti per l'uso ed altri che nascono partendo da un giro di note che frulla per la testa, magari unito ad un altro concepito in un diverso momento e contesto. La notazione è poi sostanzialmente prerogativa di Emanuele che provvede alla trasposizione su spartiti dei brani. A volte i testi già esistenti vengono adattati alle musiche più funzionali; altre volte, apposite musiche vengono create per i testi; oppure accade di scrivere testi per musiche già elaborate. I processi compositivi sono, quindi, plurimi. L'arrangiamento è spesso la parte più problematica poiché la formazione dei Croma cambia di frequente e, spesso, cambiando gli strumenti, intere linee melodiche non risultano più eseguibili.
Il minimalismo si può definire "la poetica della rinuncia" e questo ci appare molto chiaro quando dobbiamo autocensurarci e rinunciare, appunto, a dei continui cambiamenti di rotta negli intrecci compositivi, che risulterebbero tanto facili quanto inconcludenti, sicuramente d'effetto, ma molto poco rigorosi. Insomma, tutto sommato, è più facile confondere le idee con continui cambi, come fanno tanti gruppi cross-over, piuttosto che lavorare con gli stessi materiali poveri con l'obiettivo di massimizzare il tutto. Il processo compositivo minimalista consiste nella massimizzazione del materiale! Curioso, no?
  • L'impatto melodico è forte. Che importanza date alla melodia?
Effettivamente la melodia ha un'importanza primaria nelle nostre composizioni. È funzionale e difficilmente potremmo rinunciarvi. L'aspetto melodico è ciò che più differenzia la musica dei Croma dal primo minimalismo serialista e ciò che, forse, più la caratterizza come musica tipicamente occidentale.
  • Il brano Discromatopsia è tra quelli che preferisco, potete spiegare questo incrocio tra patologie, "colori della malattia" e le parole di Esenin, uno dei maggiori poeti del nostro tempo.
Il brano gioca molto su più piani. Oltre a quelli già ricordati: alla funzione meta-musicale ed autoironica, all'universo di colori disperso sia nelle nostre biografie che nella musica che produciamo, quindi alla rinuncia minimalista al colore o meglio alle arlechinate, oltre a tutto questo, altro non è che un'elencazione, prima, di effetti collaterali drammatici di una medicina comunemente diffusa, poi, di colori dai nomi, a volte assurdi ed affascinanti.
Della frase di Esenin ci ha colpito l'atmosfera un po' retrò che creava con questo appello ai "giovani"; il riferimento alla sanità e alla musica completa in modo eccellente un testo così concepito.
  • Ho visto che spesso vi sono riferimenti alla matematica o alla fisica: bisettrici, spazio, tempo, gradi centigradi, masse, atomi. Ciò deriva forse dalla ripetizione matematica su cui si fonda la musica minimalista?
Certamente: musica minimalista, rigorosa, disciplinata, ripetitiva, seriale quindi matematica, quindi scientifica. E poi la bellezza recondita del trattato, la poesia del quotidiano scientifico, parole difficili ed inquietanti che magari descrivono cose molto semplici e normali come il processo d'innamoramento. Tutto questo ci affascina. Ci affascinano le istruzioni, gli schemi, le ricette mediche, gli elenchi, i manuali e le enciclopedie come tutto ciò che possa condensare del sapere, sintetizzare una conoscenza.
Significa fare della poesia con quanto di più lontano ed, apparentemente, estraneo ci possa essere! D'altra parte, in campo cinematografico, ad esempio, i film di fantascienza sono quelli che meglio riescono a sintetizzare certe istanze filosofiche. Si pensi ad un capolavoro come Blade Runner, a quanto riesce a comunicare riguardo al senso della vita.
  • suParliamo un attimo dell'uso della voce nei vostri brani. Da una parte una voce recitante, che esula dalla forma canzone, dall'altra un soprano, il canto per eccellenza, che vocalizza solamente o canta nell'unico brano che non è scritto da voi.
Anche nell'uso delle voci vige il precetto minimalista. La sfida è fare un disco senza testi cantati quanto sussurrati, raccontati, gridati. Il soprano, soprattutto, viene usato come un "comune" strumento. Sotto questo aspetto diventa particolarmente significativo il brano Out of Control dove soprano ed oboe, suonando all'unisono, quasi si fondono in un nuovo strumento.
  • A proposito della cover di "pretty girl make graves" degli Smiths, da voi sintetizzata in "p.g.m.g." come l'avete scelta, si prestava bene al riarrangiamento (tra l'altro azzeccatissimo)?, era una tra le tante o una scelta di cuore?
Gli Smiths sono tra i nostri gruppi preferiti, ma Pretty Girl Make Graves è, senza dubbio, un brano minore del loro repertorio. Per noi ha rappresentato una sorta di sfida: fare un pezzo migliore dell'originale. L'operazione ha comportato anche la "minimalizzazione" del brano e quindi la riduzione dei ritornelli ad un unico finale.
L'arrangiamento ha aumentato la difficoltà esecutiva creando un gioco ad incastri alquanto cervellotico. Anche il soprano, essendo la linea vocale sostanzialmente monotonale, trova questo come il brano più difficile da cantare.
  • Le uniche cose che non mi hanno convinto sono i due pezzi aggiunti alla fine del disco. Forse per un suono di batteria datato o perché non mi sembrano apportare "dell'altro" rispetto alle versioni originali. Voi che ne pensate?
Forse, a distanza di tempo, effettivamente, il primo remix con la batteria elettronica non è granché. Il remix di Cenotaphé a Newton, invece, ci entusiasma. Troviamo esaltante la distorsione sugli archi ed il basso: rende il brano pogabile! Nel remix Andrea Polato degli Zoe ha suonato la batteria mischiandola con la drum machine.
L'operazione era nata dall'idea che la nostra musica potesse essere fruita anche in una discoteca. Queste versioni, però, sono forse un po' troppo violente o veloci per essere ballate!
  • Ho visto vi siete cimentati anche in una colonna sonora.
Si tratta della colonna sonora del cortometraggio Il Silenzio delle Bambine, della giovane e stimatissima regista Katia Assuntini e del bravo Georg Zeller. Le composizioni per violoncello e pianoforte sono di Emanuele.
Non sono esattamente minimaliste, ma le trovo molto belle soprattutto per il particolare lavoro di dissonanze pianistiche che sono abbastanza tipiche del modo di suonare di Emanuele.
  • State facendo attività concertistica come Croma? Dove vi si può ascoltare?
In questo momento siamo un po' fermi. Siamo in otto e siamo sparsi in tutta Italia, fino a Roma! Stiamo però programmando alcune date in Austria, mentre in Italia è sempre un po' difficile fissare delle date. L'Italia rimane un paese culturalmente arretrato.
I Nyman riempiva gli stadi in Spagna quando qui non lo si era mai sentito nominare! D'altra parte, sarebbe triste sfoltire il gruppo per esigenze di botteghino come fanno molti ensemble. Anzi, sarebbe bello suonare con un quartetto d'archi completo nell'organico!
  • Bene, per finire un po' di curiosità spicciola. Quali dischi stai ascoltando attualmente?
Da tempo in bolletta, ho ricominciato a comprare dischi da pochi mesi: ho acquistato Sehnsucht dei Rammstein e l'ultimo disco dei Suicidal Tendencies di cui sono appassionato. Purtroppo nessuno dei due dischi è poi così bello.
Nel lettore è quindi più facile che girino Mr. Bungle, Gorilla Biscuits o le ultime produzioni hardcore della scena bolzanina: letteralmente in fermento. Il demo-cd dei Trobar Clus di Massa-Carrara lo ascolto a loop: fantastici! Poi ancora il White Album dei Beatles e Maximizing the Audience e Jardin Clos di Mertens e, la solita, inimitabile, Meredith Monk.
  • su Finiamo qui, grazie per il tempo dedicatomi


di Massimiliano Michetti, Desiderium 1999

 
 
 
 
su ALCUNE RECENSIONI DEL CD Desiderium:
Discromatopsia è l'ottimo risultato di un ensemble eterogeneo di otto musicisti le cui esperienze dopo aver attraversato tutta la musica possibile si sono convogliate nelle ritmiche melodie della musica minimale.
NDM 2000:
Questo compact si sistema una spanna sugli altri e dimostra come le chiavi di lettura dell'universo sonoro possano disossidarsi con un pizzico di coraggio e creatività.
FF:
Mutig, verspieIt, inteflektuelI: Croma
Il Mucchio Selvaggio:
Un CD, davvero ricco di argomentazioni capaci di distin-guerlo nel marasma della musica alternativa nazionale.
Rock Sound:
La musica, rifacendosi ai canoni di quella di autori come Philip Glass o Michael Nyman, è ripetitiva e poetica. L'effetto poi di una voce recitante maschile unita con un soprano femminile è spiazzante!
Il Mattino:
Discroinatopsia è sicuramente un album anomalo tra quelli usciti di recente, ma in tempi in cui sembra non ci siano più tabù da abbattere, si colloca in una posizione di primo piano.
L'Alto Adige:
È un'opera am-biziosa, a partire dal contenito-re. E la musica e i testi confer-mano la prima impressione: qui il minimalismo coltiva i fondamentali del genere, con una ripetitività mai ingom-brante.
Rockerilla:
Un lavoro di sintesi fra rock e musica classica che fa sognare (…), una prova ricca di visioni che danzano al ritmo delle cose e che roteano come una romantica girandola di luce.


su
CROMA
"Discromatopsia" Harlock

Esce sotto l'egida dell'associazione culturale Harlock questa opera prima dei Croma enigmati-camente titolata "Discromatopsia". Si tratta di un giovane ensemble di Bolzano che annovera nelle sue file otto musicisti provenienti dalle più dispa-rate esperienze musicali (dall'hard-core al conser-vatorio), ma che hanno in comune la passione per la minimal-music di compositori quali Michael Nyman, Philip Glass e Wim Mertens, sicure fonti archetipiche per le sette composizioni dell'album (fra cui un remake dagli Srniths), tutte ben sintonizzate sulle coordinate di una musica che procede per emozioni, di un minimalismo costruttivista che non manca di avvincenti pieni orchestrali e di crescen-do percussivi virati in chiave epica.
Carte della circolarità e della ripetizione ritmico-armonica è si-curamente ben riposta nelle menti e nel cuore di questi ragazzi, bravi anche nel giustapporre timbriche di strumenti moderni (basso elettrico e piano digitale, e di strumenti tradizionali (violino, viola, violoncello, pianoforte e oboe), così come negli abbinamenti dei ruoli vocali dati da un soprano e una voce recitante. Un lavoro di sintesi fra rock e musica classica che fa sognare, ma che non manca altresì di fotografare il mondo circostante nella sua cruda realtà (alcuni testi parlano chiaro), una prova ricca di visioni che danzano al ritmo delle cose e che roteano come una romantica girandola di luce. Un bel lavoro.
(Contatti: Harlock, tel./fax 0471.282090)

ALDO CHIMENTI

Rockerilla
aprile 1999, n.224, 61


su Discromatopsia
Croma - Harlock, Italy, 1998

Sembrava impossibile, o alquanto improbabile, trovare un ensamble italiano così "avventuroso" da gettarsi, imberbe, sulla scia delle intuizioni stravolgenti ed oniriche di Glass, di Nyman o di Mertens, invece il vuoto è stato colmato da questo lavoro dei Croma.
Il gruppo, nato a Bolzano nel 1995 per iniziativa di Andreas Perugini (basso) e Emanuele Zottino (piano e basso), si è col tempo aggrumata intorno a capaci, giovani esecutori come Laura Fulco (violino), Filippo Degasperi (viola), Francesca Comunello (oboe), Anni Micheli (voce), Sergio Pircoli (voce recitante) e Simone Tuminti (piano): tutti provenienti da esperienze variegate (dagli studi al conservatorio, ai gruppi hard rock, dal jazz al gruppo da camera, al teatro, alla sperimentazione sonora) ma coraggiosi fino al midollo.
Per nulla calligrafico, ed affatto scevro da furberie da attempati epigoni, il compact riesce infatti ad amalgamare, in un continuo rincorrersi di echi ed intuizioni personalissime, molta musica giovane del recente passato europeo (P.G.M.G. : l'inaspettato, contorto remake di un brano dei britannici Smiths denota anche capacità di arrangiamento e rilettura non comuni).
Nell'intricato lavoro di volute e non-volute rifrangenze, emerge qualche carezza lirica (Bisettrice Spazio-temporale, Out of Control) che, a fronte di un uso recitativo del testo (Discromatopsia), riesce a tingere di toni leggermente drammatici l'incedere cadenzato ed ossessivo degli archi (Butterflies' Battery, Cenotaphé a Newton) facendoli scontrare con il fragoroso attacco delle chitarre distorte (-273,15°).
Tra troppi lavori scialbi e "compitini-in-odore-di-rock" questo compact si sistema una spanna sugli altri e dimostra come le chiavi di lettura dell'universo sonoro possano disossidarsi con un pizzico di coraggio e creatività.

Chapeau!

A.de Palma

NDM 2000, April 1999, http://www.ndm2000.com


CROMA sono un gruppo di musica minimalista. Questo è quanto dicono di se gli autori. Il primo cd "Discromatopsia", prodotto dall'associazione culturale Harlock, è un progetto ambi-zioso e difficile, rappresenta il tentativo di sintesi tra musi-ca classica, rock e musica minimale. Assieme a stru-menti classici come pia-noforte, viola, violino, oboe, trovano spa-zio anche due bassi elettrici e un piano digitale.
La musica, rifacendosi ai canoni di quella di autori come Philip Glass o Michael Nyman, è ripetitiva e poetica. L'effetto poi di una voce recitante maschile unita con un soprano femminile è spiazzante: il risultato è perlomeno interessante, anche se secondo me la parte classica ha il sopravvento su quella elettrica. Da notare anche un'interessante cover di un brano degli Smiths.

Panna

Rock Sound
maggio 1999, n. 13, 86

su CROMA
DISCROMATOPSIA

Harlock 1999

Non è casuale che talune autopro-duzioni presentino sorprendenti e inetichettabili realtà musicali, gra-zie al considerevole vantaggio di non dover disputare a priori pat-teggiamenti mercantili. Mettiamo allora da parte, almeno per una volta, il concetto di produzione "mirata", nonché le chitarre e la batteria che solitamente fanno tanto "rock" ed eccoci in presenza dei bolzanini Croma, felicemente ispirati da una certa avanguardia riferibile, ad esempio, a Wim Mer-tens o Michael Nyman, nell'aggra-ziata tessitura armonica di piano, oboe, viola, violino e basso.L'effetto è, a suo modo, innegabil-mente intenso ed affascinante, forte di reiterazioni cameristiche congiunte spesso ad una voce re-citante che alimenta tensioni poe-tiche persino quando, nella title-track elenca gli effetti negativi di solito provocabili da taluni medi-cinali;
disturbi collaterali e ansie esistenziali, tutto incluso, per una ragguardevole ed efficace defini-zione stilistica. Una cover degli Smiths ("Pretty Cirls Make Gra-ves"), con tanto di enfatica e leg-gera interpretazione da soprano di Anni Micheli, impreziosisce ulte-riormente il CD, davvero ricco di argomentazioni capaci di distin-guerlo nel marasma della musica alternativa nazionale (Contatti: Harlock 0471/28.20.90).

L.F

Il Mucchio Selvaggio
13 settebre 1999 n. 363, XI

su Croma
DISCROMATOPSIA
(cd Harlock)

Spesso, le cose più belle che ascoltiamo non arrivano da una radio o da una tv sempre più festivaliera, ma rimangono nascoste ad aspettare che la nostra curiosità e la consapevolezza che c'è "dell'altro" le porti alla luce.
Questa volta "l'altro" lo abbiamo scovato in quel di Bolzano dove, tra monti e valli, i Croma hanno portato a termine il loro primo disco.
Discromatopsia è l'ottimo risultato di un ensemble eterogeneo di otto musicisti le cui esperienze dopo aver attraversato tutta la musica possibile si sono convogliate nelle ritmiche melodie della musica minimale, di americana memoria.
Philip Glass, Michael Nyman, Wim Mertens sono i loro referenti di massima, da cui estraggono il rigore per la mai monotona ripetitività e la passione per la romantica melodia.
Le "sette tracce più due" percorrono una strada che non è facile né scontata ma che si delinea già dalle prime note ricca di fermenti e possibilità. E le possibilità si fanno concrete, lentamente e prepotentemente, per arrivare a toccare l'animo di chi si vuol lasciarsi andare all'intricato susseguirsi di struggenti linee melodiche che incrociano le loro trame ad un tappeto fatto di note matematicamente ripetute.
Nell'ensemble convivono in armonia strumenti acustici (oboe, viola, violino, pianoforte) ed elettrici (piano e basso elettrico), associati ai vocalizzi di un soprano e ad una voce recitante, che di attoriale ha ben poco e per questo perfetta. Voce che snocciola testi: esplicitazione delle nostre nevrosi e del nostro perderci nel nulla.

E' difficile dire quale brano si elevi sugli altri, segno di una omogeneità di scrittura da cui traspare una sicura conoscenza della materia trattata. Tutti si ricordano e colgono nel segno: l'iniziale Bisettrice spazio-temporale che immediatamente rapisce; la "minimale patologia" di Discromatopsia che eleva a opera d'arte la lettura di patologie mediche; l'incedere incalzante di Butterflies' battery ; le variazioni di Out of control; la "fisicità" di Cenotaphé a Newton il perdersi di -273,15°. Da segnalare la rilettura, perfettamente riuscita, in chiave minimalista di un pezzo dei mai dimenticati Smiths Pretty girls make graves, che ricorda, per certi versi la beatlesiana "Ticket to ride", vista in chiave barocca dalla soprano Kathy Berberian.
Purtroppo tra tanto entusiasmo non possiamo fare a meno di rilevare il passo falso dei due brani aggiunti, i remix di Cenotaphé a Newton e -273,15°, forse suonano troppo "anni '80" nelle nostre teste e probabilmente un arrangiamento più in linea con le nuove sonorità di fine millennio o una vera destrutturazione gli avrebbe dato effettivamente quel qualcosa "altro" che un remix deve dare.
Discromatopsia nella sua fusione tra rock e classica, serietà ed ironia pone i Croma tra i nuovi gruppi da seguire con attenzione.

Massilmiliano Michetti
Desiderium http://www.desiderium.com
Gennaio 2000

su CROMA
Discromatopsia - (cd Harlock) (1Ot-47:01)

I Croma di Bolzano propongono un frullato onnicomprensivo di tutto quanto è stato (new) wave: dal minimalismo post-Seventies, al punk-hardcore (fino alle sue estremizzazioni grind), alle nuove tendenze del metal (vedi la splendida confezione), al pop enigmatico degli Smiths (dei quali viene ripresa in modo più che personale Pretty Girls Make Graves e che sembra-no improntare i Croma soprattutto per quanto riguarda i testi). Anche la strumentazione piuttosto corposa - due bassi, una voce recitante, una voce femminile soprano, oboe, viola, ecc. - è perfettamente in linea con i dettami dell'epoca.
La miscellanea del gruppo, seppur non sempre riuscita, è interessante e foriera di sviluppi po-sitivi come è dimostrato da due dei tre brani fantasma. Dopo un'ottava traccia che raccoglie quasi cinque mi-nuti di silenzio (giochino perverso od omaggio a Cage?), il gruppo ripropone due brani remixati - con aggiunta di batterie elettroniche, cattiveria post-punk e/o civetteria trip-hop (-273,15°e Cenotaph A Newton) -che risultano essere la parte migliore del CD e irraggiano un suono tanto più brillante quanto più lonta-no da modelli come Soft Verdict (per cio' che concerne la musica) e Massimo Volume (per ciò che concerne la voce recitante). (6)

Etero Genio

Blow Up
Gennaio 2000, n.20, 63

su MINIMAL UNDERGROUND
Das CD-Debüt junger Zeitgenossen

Mutig, verspieIt, inteflektuelI: Croma

Zeitgenössische Musik in Südtirol ist vor allem etwas für ältere akademische Semester. Nur die Gitarristin Silvia Cesco und der Komponist Mauro Franceschi, beide aus Bozen, haben sich in den letzten Jahren wiederholt in einem einsamen Kampf um diese Musik bemüht. Von den akademi-schen Kormponisten hat einzig Heinrich Unterhofer, unprätentiöser Professor am Konser-vatorium und selbst Komponist, mehrmals den Kontakt nach "unten" gesucht.
Mit dem Debüt von "Croma", einer sie-benköpfigen Formation aus der Landeshauptstadt, taucht ein überraschendes Stück Musik auf, das zeigt, dass Komponisten und Grup-pen wie Philip Glass, Terry Riley, Michael Nyman, Kronos Quartet oder Balanescu Quartet keineswegs für eine Parallelwelt ihre Musik produzieren. Sie finden durchaus auch Zugang zu jungen Leuten und sind im Stande diese davon zu überzeugen, denselben Weg einzuschlagen. "Croma" haben sechs eigene Titel im Studio "Zem" eingespielt, Titel, die im Grossen und Ganzen in der Tradition die-ser Künstler stehen. Sie selbst bezeichnen ihre Musik als "Minimal music" und verwenden dabei vornehmlich klassische (Oboe, Geige, Viola) und elektrische Instrumente (E--Bass und E-Piano), setzen aber auch die Stimme entweder rezitierend oder als Sopran ein. Die Musik ist durchaus ruhig und ausgeglichen, waren da nicht die Texte, die das Ganze poetisch-intellektuell in eine etwas beunruhigende Ecke drängen. Das Stück "Di-scromatopsia", gleichzeitig auch der Titel der CD, zitierte die medizinische Definition die-ser Augendeformation. "Croma" spielen mit ihrem Intellekt, und ihr Ziel, in diesem an-sonsten undefinierten Raum zwischen Wort und Musik Spannung zu schaffen, erreichen sie ohne Schwiengkeiten.
Trotzdem, zu ernst nehmen sie die Sache nicht: Wer lange genug wartet und nach dem letzten Titel noch eini-ge Minuten wartet, der bekommt einige der eben gehörten Titel nochmal geboten, dieses Mal aber mit elektronischem Schlagzeug oder elektrischer Gitarre versehen. Wärend der erste Versuch nicht gerade vor Originalität strotzt, verbindet sich die zornige Verzerrung der Gitarre im zweiten Titei auf sehr gelungene Art und Weise mit Geige, Viola und E-Piano.
Die CD hat natürlich all jene Mankos aufzuweisen, die ein Debüt eben aufweist: Etwas roh die Produktjon, die Mischung so manchen Stücks ist zu kantig ("p.g.m.g." von The Smiths), die junge Sopranistin Anni Micheli ist etwas unsicher ("Bisettrice spazio-tempo-rale"). Dennoch, die CD ist in ihrer Art einzigartig. Wenn man einzelne Musiker von "Croma" vor sich hat, so vermitteln sie eber den Eindruck, in einer Rockband zu spielen als in einem klassischen Ensembie. Dieser Eindruck tauscht nicht. "Croma" verstehen ihre Musik als eine Verbindung zwischen klassischer Musik und Rockmusik, verwehren sich aber dagegen, Begriffe wie ernste und leichte Musik (E- und U-Musik) auf sich anzuwenden.
In Sachen zeitgenössischer Musik tut sich aber auch etwas im "Gegenlager". Heinrich Unterhofer ist nicht nur mit seinem Ensembie "Senza" live unterwegs und sucht auch mit anderen Projekten den direkten Kontakt zum Publikum, er hat auch seine Teilnahme an einem Sampler angekündigt, der voraussichtlich im März erscheinen soll und unter anderem Hardcore und Industrialbands aus dem Bozner Untergrund präsentiert.

Reinhold Giovanett

FF, 26 Dezember 1998, 26

su rock/l'ambiziosa opera prima dei bolzanini Croma
MUSICA MINIMALE, VA AL MASSIMO

BOLZANO - Nella giungla delle associazioni culturali bol-zanine ce n'è una giovane e di-versa: Harlock. È nata con lo scopo di divulgare materiale multimediale e di produrre in vari settori dell'arte e della comunicazione. Nella giungla dei gruppi locali più o meno rock, ce n'e uno giovane e di-verso: Croma. Quasi ovvio che fosse proprio l'associazio-ne Harlock a produrre, con il provvidenziale aiuto della Pro-vincia (assessorato alla Cultu-ra) il primo cd dei Croma, intitolato "Discromatopsia". Che non è una brutta parola, ma un difetto della vista di cui il daltonismo è una sottospecie. Il disco è uscito in questi gior-ni e a poco a poco sarà distri-buito in molti negozi della re-gione, con la segreta speranza che l'audience possa allargar-si. Si tratta di musica mimina-le, con una formazione che parrebbe cameristica (archi, piano, oboe), non fosse per il basso elettrico e per le voci: una da soprano e una voce recitante.
È un'opera am-biziosa, a partire dal contenito-re. E la musica e i testi confer-mano la prima impressione: qui il minimalismo coltiva i fondamentali del genere, con una ripetitività mai ingom-brante, testi che hanno pretese di poesia e di filosofia con di-screti risultati, un tocco di grottesco e d'ironia, una cover ("p.g.m.g.") degli Smiths che rappresenta uno dei momenti piu godibili. Per lunghi tratti il percorso potrebbe benissi-mo incrociare quello di un film, per diventare efficace co-lonna sonora. Insomma un buon esordio, per una band formata quasi tutta da bolzani-ni costretti a vivere altrove per motivi di studio e lavoro ma che si ritrovano per coltivare la loro passione: Francesca Comunello suona l'oboe, Fi-lippo De Gasperi la viola, Lau-ra Fulco il violino, Andreas Perugini il basso, Simone Tu-miati il piano, Emanuele Zotti-no piano e basso, Anni Miche-li è il soprano e Sergio Pircali la voce recitante. Contatti:
0471 282090.

f.za.

L'Alto Adige - 27/12/98

su Croma: il colore della musica:
UN ALBUM ANOMALO

BOLZANO - Si chiamano Croma e sono tutti di Bolzano. I sette musicisti formano una band anomala nel panorama musicale locale. ICroma sono Francesca Comunello all'oboe, Filippo De Gasperi alla viola, Laura Fulco al violino, Andreas Perugini al basso, Simone Tumiati al pianoforte, Emanuele Zottino al basso e al pianoforte, nonché Sergio Pircali (voce recitante) e Anni Micheli (soprano). Questi sette musicisti hanno da poco pubblicato il loro primo cd "Discromatopsia". Definire la loro musica minimalista è riduttivo benché la ripetitività ne sia uno degli elementi caratterizzanti, i Croma segnalano di avere radici sia nella cuItura della niusica classica, sia in quella del rock. lo fanno sia accentuando l'uso del basso elettrico accanto a strumenti classici come il pianoforte (come in "Discromatopsia", il brano che dà il titolo al cd), il violino e la viola, strumenti che spesso fungono da riferimento ritmico, sia reinterpretando in veste classica la canzone "Pretty girls make graves" degli Smiths in cui la voce di Anni Micheli si sostituiste a quella di Morrisey.
Altro riferimento rock sono le tracce nascoste del cd, ovvero due versioni remix dei brani "-273,15°" e "Cenotaphé a Newton", rispettivamente nona e decima traccia del cd: si tratta di versioni remix in cui vengono tra le altre cose inserite le percussioni (la batteria è, per l'occasione, suonata da Andrea Polato degli Zoe). In tutte le composizioni la voce è inserita o come soprano o come voce recitante.
"Discroinatopsia" è sicuramente un album anomalo tra quelli usciti di recente, ma in tempi in cui sembra non ci siano più tabù da abbattere, si colloca in una posizione di primo piano.
Per contatti: Tel. e fax 0471/282090

T.A.M.

Il Mattino 31/12/98

 
 
 
 

hk001

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