ZimmerFrei
presenta
vocoder #1
black words (on white paper)
con:
Massimo Carozzi, Manuele Giannini, Anna de Manincor, Anna Rispoli
La parola si fa fluida e intercetta il battito sonoro con cervello
da rettile.
Il brusio sottile della densità linguistica.
Il rumore ottuso degli scambi sociali.
Ancora una volta nel buio di incontri pericolosi, di inseguimenti
in auto, verso dialoghi definitivi a chiederti l'inafferrabile
senso.
Il sogno americano disciolto nell'acido di un ritmo implacabile
perde lungo la strada i suoi occasionali protagonisti.
Tre microfoni, un campionatore, due lettori cd: parole nere (su
pagine bianche).
fonti bibliografiche : Paul Auster Don De Lillo James Ellroy Bret
Easton Ellis Michel Houllebecq
fonti sonore: Alice Coltrane Ornette Coleman Ritchie Hawtin Pierre
Henry Haruomi Hosono Oxbow Tom Recchion Gino Robair Steve Roden
Howard Shore Karlheinz Stockhausen The Stooges John Wall Robert
Wyatt
black
words (on white paper)
è
l'ultimo approfondimento di ZimmerFrei dei rapporti fra letteratura,
cinema e teatro.
Costituisce un primo capitolo della serie vocoder, ciclo di letture
tematiche.
vocoder#1
- black words (on white paper)
è
un reading sulla nuova letteratura americana, un tuffo nelle parole
di quegli autori che hanno guardato con altri occhi "il paese
più potente del mondo", e che di questo sguardo esasperato,
che accoglie tutte le cose e insieme tutti i rapporti fra le cose,
hanno fatto lo strumento più crudele e più distaccato
di critica sociale.
all'inizio
c'è stata una partenza,
o una possibilità di partenza . .
.
Il
percorso di lettura si delinea come il racconto di un viaggio
conclusivo, un viaggio disperato di fuga e insieme di scoperta
in cui caricare tutto su una macchina e ricominciare da capo non
garantisce nessuna salvezza. Nella brutalità, nello spaesamento
e compulsione, forse solo il paesaggio poteva darci la posizione
dell'uomo nel mondo.
Il fascino e l'orrore per tutto questo coesistono in noi.
Auster,
Ellroy, Ellis, De Lillo . . .
le scritture
si intrecciano per assonanze e contrasti, parole che si combattono
e scivolano l'una nell'altra.
Michel Houellebecq è il nostro bastione europeo in tanta
America matrigna e insidiosa.
La voce dei narratori si fa materia sonora, sciogliendosi fra
musica, suoni concreti e il continuo mutare del paesaggio e
dei suoi abitanti in fuga.
Il dialogo fra voce live e registrata ingloba l'eco di quella
cinematografia mitica e iconoclasta di cui ci nutriamo quotidianamente:
vero pane, vera ispirazione.
lo
spazio e la fruizione
. . .
L'evento
accade in una sorta di salotto completo di poltrone in pelle,
tappeti maculati, lampade ad arco, mollemente abitato da quattro
manipolatori di suoni e voci.
La stanza può essere allestita in spazi molto diversi fra
loro - palco, pub, tea-room - giocando sempre con la prospettiva
di visione dei visitatori.
La fruizione è libera e fluida e si presta sia per un passaggio
fugace che per un'immersione profonda e concentrata.
black words in forma di concerto dura circa.un'ora
Nella sua versione dilatata, allestita in festival o rassegne,
inizierà quando gli altri spettacoli saranno finiti e andrà
avanti indefinitamente fino al limite della notte, da vero after
hour.
Allora black words vivrà di una doppia natura: alla parte
registrata si aggiungeranno gli episodi dal vivo, a seconda del
momento e dell'umore della serata e ospiti inattesi accenderanno
l'attimo.
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