| |

THOMAS
|
Mi chiamo Thomas
ed ho vent'anni. Sono nato ed ho sempre vissuto qui a Bolzano e
probabilmente ho iniziato a scrivere anche a causa di questa città
che è stata capace di annoiarmi così tanto. Dopo cinque anni scrivere
è quasi diventata un'esigenza per poter "controllare" ciò che mi
frulla nel cervello, anche se ogni tanto mi rendo conto di come
sia difficile riuscire ad esprimere in poche parole le emozioni
e le sensazioni che la mia testa in realtà ha rimasticato per lungo
tempo.
|
Mi sono diplomato
all'ITC, ma, avendo consegnato il tema d'esame di ragioneria in
bianco, ho capito che i numeri non facevano per me, infatti, ora
studio per diventare traduttore. Principalmente però mi dedico agli
Incuria, il gruppo nel quale suono insieme a Daniel, Fabio e "Dezza"
e con il quale conto di riuscire a combinare qualcosa di buono.......un
giorno.
|
HANNES
Nasce
nel '77. I genitori secondo le regole di una strana setta americana,
lo chiamano Hannes Pasqualini.
Esteriormente è un giovane e
virgulto ragazzo, dall'aspetto pacifico e quieto. In realtà il suo
animo diabolico si manifesta solitamente attraverso i disegni e
la pittura, nelle notti di luna piena.
Attualmente vive a Bolzano (Bolzano?),dove
per tre anni ha finto di frequentare una scuola di cinema e televisione.
In realtà il suo unico scopo è stato quello di disegnare le strisce
di Arek e Gogo (www.geocities.com/arekandgogo)
. Ma anche di queste non resta ormai
che un amaro ricordo.
|
Ha realizzato due
cortometraggi, "Ravenwing" (formatoBeta SP) e "Pink Bubbled World"
(16 mm). Per "Pink Bubbled Word" vince una segnalazione al "Piove
Video Festival", tenutosi nella ridente cittadina di Piove di Sacco,
e il terzo premio al "Festival der Nationen" tenutosi a Ebensee
in Austria.
Ha pubblicato due fumetti su
"Lo Sciacallo Elettronico" (www.assioma.com/sciacallo), una rivista
elettronica di fumetti con la quale tuttora collabora.
Pochi mesi fa ha tentato il suicidio
partecipando a "Gletscherblut" un simposio artistico tenutosi sul
Sassonero (piùommeno a 3000 m.).
Attualmente lavoricchia ad un
terzo corto "Wer weiss - Chi lo sa" e fa un sacco di progetti insieme
al gruppo "die Schnecke la Lumaca"
|
DOROTEA
(Dorotea Postal)
Sono nata nel vecchio
ospedale a Bolzano nel 1980 lo stesso giorno del mio onomastico
e sembra che sia stato un caso. Al contrario delle mie sorelle
(che sono soltanto due anche se il plurale è di un certo effetto)
i miei genitori non hanno voluto darmi un secondo nome perché
il primo basta e avanza. Dorotea è un nome bellissimo, dal momento
che ognuno può adattarlo a modo suo. I miei mi chiamano Dorothy
per evitare che io cresca troppo, mia sorella mi chiama Dodo,
la mia amica Karin Dody, Enrico per alcuni anni mi ha chiamata
Tea poi si è stufato, i miei amici Do perché è il più pratico
e poi ci sono Dotty, Tis, Dorry e Rotty come rottinculo (che è
il peggiore) Così quando mi chiamano per nome intero so sempre
che si tratta di una cosa seria e mi piace molto. Per esempio:
"Io ti amo, Dorotea". Non mi è mai successo, ma ci spero ancora.
Fino al 1996 questo
si può considerare il tema principale della mia vita. Ho vissuto
sotto una campana di vetro che dopotutto si è rivelata abbastanza
pesante; mi sono ancorata da sola a sensi del dovere e responsabilità
fino a che i miei impegni troppo numerosi mi hanno esaurita. Nell'estate
di quell'anno ho superato l'esame del quinto corso di clarinetto
al Conservatorio; mancavano due anni al diploma, ma l'esame per
me ha significato il punto di arrivo, non di partenza; così dopo
otto chili e migliaia di capelli persi per lo stress (compresi
quelli del mio ragazzo, poveraccio) ho chiuso tutto e sono diventata
molto pigra, ma ho aperto le ali ed ho iniziato a volare un po'
in giro per la vita.
La città di ghiaccio
mi è sempre piaciuta nonostante tutto quello che si dice, perché
credo che sotto la coltre i giovani di Bolzano abbiano acquisito
un senso in più degli altri: la coscienza di vivere in un luogo
slegato dal mondo e quindi neutrale, senza radici, e quindi spaesante,
eppure libero, una terra che nessuno osa ancora definire propria,
ma comunque natia. E' una coscienza a modo suo amara, ma che si
può considerare preziosa. Tutto qui.
|
Ora, se sorvoliamo
su questa profonda riflessione, della mia vita c'è poco da raccontare
e il fatto mi deprime.
Fino a dodici anni
avevo dei capelli lunghissimi ed ero sonnambula, poi mi è passata
(tranne quella volta a capodanno che mi sono addormentata su un
divano e quando il mio ragazzo mi ha dato un bacio per svegliarmi,
l'ho picchiato nel sonno, poveraccio), ma ho continuato a fare
sogni incredibili e ne faccio ancora. Una volta ho sognato di
una donna che per salvare la vita dell'amante si era sacrificata
per l'eternità al continuo e doloroso allungarsi del proprio corpo.
Quando lui la tradì per un'altra, lei si slegò dal patto per trovarlo
ed ucciderlo, così dovunque lui avesse tentato di nascondersi,
le dita e le braccia lunghe di lei avrebbero potuto raggiungerlo.
Simonluca, nell'inverno del 1996 mi chiese di disegnare questa
donna sulla parete della sua stanza ed io lo feci: lunga distesa,
protesa per uscire dal muro a rubargli l'anima; è così che mi
sono innamorata di lui. E basta.
La mia professoressa
delle medie una volta disse: "Se la prosa racconta ed esplicita,
la poesia lascia intendere". Lo credo anch'io, almeno per quel
che riguarda la mia esperienza. La mia poesia è come il mio nome:
è la mia vita, ma ognuno può intenderla a modo suo, libera.
|
ANNA
"Scrivere la biografia di una persona
di 19 anni non è una cosa semplice, non sono mica poi tante le
cose da ricordare, a meno che non si elenchino avvenimenti come
i primi passi, la prima comunione, il primo giorno di scuola.
|
Ma tutto questo è poco
interessante, perciò dirò semplicemente che mi chiamo Anna Quinz,
che sono nata a Bolzano il 2 gennaio 1980, e che ho frequentato
tutte le scuole necessarie tra cui per finire in bellezza, il
Liceo Classico, da cui sono felicemente s/fuggita nel luglio del
'99. Di particolare potrei dire che studio danza da una
vita e che il mondo dello spettacolo è, credo, il mio mondo. Non
ho mai pubblicato niente prima d'ora e nemmeno mai avrei pensato
di farlo, se non fosse stato per il mio "agente personale" che
è poi soprattutto una mia vecchia amica. Niente di più, solo che
ora sono iscritta al DAMS a Bologna: vediamo quello che succede…"
|
JUTTA
Perkmann...Jutta. Nach
irgendeiner Sportlerin, die mal meinem Vater gefallen hat. Geboren?
Am 8. März 1979, daraufhin wurde dieser Tag zum Tag der Frau ausgerufen.
In Siebeneich bei Bozen habe ich meine ersten Schritte gemacht
und schlafe so ungefähr jedes zweite Wochenende immer noch dort.
Den Rest der Zeit verbringe ich mit studieren (Englisch, Medienkunde)
und sonstigen nichtigen Tätigkeiten in Innsbruck.
Werde von meinen Eltern gesponsort.
Liebe den guten, alten, schwarzen, englischen Humor, makabre Einfälle,
Southpark (nur auf Englisch), Übertereibungen, Extreme, Kino und
gute Musik. Ja...äh...Schreiben natürlich.
|
Und ich hasse es,
wenn sich andere Leute um meine Angelegenheiten kümmern und meine
Anspielungen zu ernst nehmen. Und Ignoranz. Und Dummheit. Und
den Musikantenstadel. Und Ö3. Und Talkshows. Und die Kluft zwischen
Arm und Reich. Und die WTO. Und den Krieg. Und sowieso alle Ungerechtigkeiten
auf dieser Welt...
|
ANDREA
Qui
giace Andreas Perugini nato nel '72.
A 12 anni voleva conquistare
il mondo. Citando chi più grande di lui, una volta disse: "Amo
l'Umanità, è la gente che non sopporto!".
Non fiori, ma opere di bene.
Non fiori, ma opere di bene.
|
|
MARTIN
(Martin Calamari)
Scrivo nello iato che
tocca un corpo sottraendosi. In quella falda che non smette di
unire separando. Gratto dal palato questo inarticolabile, lo sospingo
nella linea che traccio sulla lingua: oso una parola.
Spremuta, distesa tra denti
e saliva, inchiostro le sue labbra, la sua voce, il suo canto
e il suo bacio.
Scrivo nel là del qui, nel
là fuori del qui stesso in cui scorgo una parola ancora infusa
nella masticazione, oscillante nella cinetica di un corpo-paesaggio.
E' in questa macchia, in questa
tessitura, che si compongono dei divenire; in questo luogo inassegnabile,
che non cessa di ridisegnarsi anche nelle tracce che lascia.
|
Ed
è così che, a volte, mi è riuscito di piegarne alcune di queste
tracce, di torcerle fino a quel punto in cui qualcosa di questi
divenire è emerso da esse incarnandone il bagliore.
Lascio, allora, che la parola risalga
verso sé stessa svuotandosi, per fare spazio a questo bagliore,
per lasciare che divenga in altre labbra, nel silenzio di un'altra
voce.
|
SIMONLUCA
(Simonluca Laitempergher)
Ho
visto la luce del giorno per la prima volta il 5 maggio del 1980
e non mi parve assolutamente male. Anzi.
Non sono uno scrittore né amo farmi
passare per tale, comunque spesso mi capita di ordinare alcuni
pensieri - o sensazioni - in frasi, anche se di rado seduto ad
una scrivania o tavolo di sorta.
Sinceramente non sento proprio
la necessità di scrivere, ma allora, perché lo faccio?
|
Le risposte sono due.
Prima di tutto per gusto estetico,
poi perché in determinati momenti non avrebbe alcun senso fare
altro.
Tutto qui.
|
ZOE
Zoe è un'entità musicale
che nasce nell'Aprile del '96 dall'incontro di quattro persone
provenienti da diverse esperienze sonore (rock-underground, hardcore,
noise-pop).
Zoe cerca di conciliare armonie
e distorsioni, ritmi e sospensioni, tensioni e fluidità. Il suono
di si caratterizza quindi per le sue melodie circolari e le sue
ritmiche ipnotiche.
|
Zoe
ha difficoltà ad inserirsi all'interno di un genere musicale preciso
e dunque è inaffidabile.
Zoe canta in italiano perché
le parole sono importanti.
|
FABIO
(Fabio Dall'Aglio)
Mi é caduta un'astronave
sulla testa, e non mi sono più ripreso. D'altronde non si può
mica pretendere che le cose percorrano sempre un tragitto
semplice e liscio, però almeno qualche volta, intendo dire più
di ora.
|
Ho un articolato nel
letto, ogni notte lo attendo a braccia aperte, in piedi in mezzo
alla stanza e lui, lui sì, lui viene, veloce, mi consola, mi pensa,
lui il tir che tutti dovrebbero tenere nel letto. Dimmi una cosa:
pensi davvero che tutto ciò che esperisci esiste e tutto il resto
no?
|
KUBlAI KHAN
Musica e poesia devono
potersi compenetrare, nessuna delle due deve prevalere sull'altra:
la prima infonde le sensazioni, la seconda le integra, le interpreta,
le completa. Nel caso limite, una frase può deficitare di verbo,
soggetto, oggetto, a un periodo possono mancare le subordinate
o addirittura la principale. Ora, Il termine "mancare" è inesatto
perchè in realtà ogni elemento è presente, seppure in forma diversa:
è esplicato da un differente linguaggio; da ciò deriva la necessità
del fruitore di abbandonarsi completamente all'ascolto, scevro
da sensazioni predeterminate: solo in questa maniera può cogliere
appieno la musica che sta ascoltando.
Proprio per queste motivazioni
abbiamo scelto la tecnologia come supporto alla nostra musica;
grazie ad essa è possibile per noi un accurato studio delle sonorità
da utilizzarsi, delle diverse soluzioni ritmiche, dei rapporti
che devono intercorrere fra suono e parola, che può essere cantata
come parlata, senza alcun privilegio fra le due forme. Di certo
non vogliamo dire che tali studi non siano possibili senza l'ausilio
dell'elettronica, che anzi, se presa fine a se stessa molte
volte influisce assai negativamente sulla musica; per il nostro
gusto ed esigenze, però, ci è parsa sempre la soluzione migliore.
|
Il rapporto che intercorre
fra l'uomo e la macchina è di tipo, se vogliamo, coniugale. Come
un matrimonio riuscito, le due parti si completano, perfezionano
ed evolvono in senso dialettico, così la precisione della macchina
influisce ed argina la passionalità della persona - che altrimenti
tenderebbe di natura ad esternare i propri istinti più ferini
- ed al contempo questa infonde un poco di calore alla prima la
quale, essendo esente da errori (se non di programmazione) il
più delle volte risulta asettica.
I KublaKhan sono nati secondo
questi principi l'inverno del 1997.
|
CROMA
Croma è un gruppo di
musica minimalista.
Questo non significa che suoniamo
con strumenti miniaturizzati, non suoniamo col volume basso, né
produciamo una nota ogni quarto d'ora; i nostri concerti hanno
una durata "normale". La formazione prevede una commistione fra
strumenti moderni (i 2 bassi elettrici e il piano digitale) e
strumenti classici (pianoforte, violoncello, viola, violino, oboe)
più voce recitante e soprano.
Le precedenti esperienze dei singoli
membri del gruppo vanno dalla militanza in gruppi hard-core
al diploma al conservatorio.
|
Questa eterogeneità
non deve però indurre a credere che il minimalismo di Croma rappresenti
una qualche forma di cross-over estremo. Tutt'altro! Il minimalismo
è un genere ben preciso di musica: squadrato, disciplinato, è
la poetica della rinuncia, è musica ripetitiva (la ripetizione
come mezzo di emancipazione delle cellule strutturanti!) e rifugge
dall'osticismo. Spesso è musica fondamentalmente melodica anche
se, per definizione e per vocazione, anti-romantica; è musica
energica, ma non decadente. è una sorta di sintesi tra la musica
cosiddetta "classica" e quella "rock" (termini, questi, che usiamo
nella consapevolezza della loro imprecisione ed ambiguità, ma
che preferiamo a termini aberranti quali musica "colta" o "seria"
e musica "leggera").
|
VINCENZO
Io,
me. Presentazione:
Vincenzo Mancuso nasce in quel
di Catanzaro, nella remota Calabria nell'anno che fu '73.
Erano gli anni del rock psichedelico,
dell'LSD, delle assunzioni Fiat, e infatti si trasferì giovanissimo
( un anno) nella vasta e opulenta provincia di Torino.
Qui presto frequentò con successo
la scuola elementare dove apprese l'uso della scrittura e imparò
a leggere, cosa che lo segnò profondamente nella sua ricerca artistica
e letteraria.
A metà anni 80 si trasferisce
nella vicina Lombardia, spirito nomade e ribelle, si iscrive alla
scuola di grafica e stampa del Ticino, a Bellinzona, Svizzera,
dove conoscerà l'uso delle carte e soprattutto delle cartine.
|
Terra feconda e di
facili gioie, è sempre in Svizzera che il Vincenzo prende parte
ad un laboratorio di teatro sperimentale, dove intraprenderà con
felicità anche la via della fotografia, iniziando a fare qualche
scatto di qua e di là.
Persona poliedrica e di grande
fantasia, nel '96 stupisce amici e parenti, e va a cercare le
strade del successo in Alto Adige, a Bolzano, dove con incredibile
entusiasmo frequenta la scuola di Cinema e Televisione Zelig.
In questi anni realizza tre
o quattro cortometraggi, scrive racconti, si occupa di una rivista
virtuale (www.ticino.com/usr/argonauta)
, e continua a fare foto. Il resto
è storia.
|
DANIEL
Mi chiamo Daniel Rizzo, sono nato
a Bolzano l'11 08 1978 e abito a S.Giacomo.
Scrivo dal 1990 descrizioni,
poesie, canzoni.
|
|
|
|