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Sägemehl
(nuovissima poesia)

Harlock 1999 - HK005
book - L.8.000

aavv, 1999 - book

Un'antologia che raccoglie poesie e testi di brani musicali di autori altoatesini under 30. In Italiano e tedesco.  Prodotto in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Bolzano.

L'edizione è stata curata da Beppe Mora mentre la copertina è stata creata da Hannes Pasqualini.

Squarci di fine millennio che presto saranno musicati e raccolti in un cd.

PREFAZIONE:

IL NOVECENTO MI HA STUFATO

Discutendo, con amici, di questa antologia, mi sono reso conto della sua necessità e attualità.

C'è un'idea vaga della produzione poetico letteraria altoatesina, perché vaga è la sua dimensione, la sua "concretezza". Apprezzai chi, volendo identificare la letteratura locale, parlò di limbo*, forse intendendolo come: assidua incertezza, forma larvale e irrisolta azione o partecipazione ideale.

Infatti non è semplice; non sono un sostenitore di teorie climatologiche, sostengo invece che in un mondo oramai così complesso, come l'attuale, un vero e proprio "tòpos" culturale non è più sufficiente per analizzare la creatività e gli "sviluppi emotivi" dei suoi abitanti. La società moderna è influenzata da miriadi di elementi spuri non autoctoni, che motivare un isolamento o un'aridità espressiva risulta vano.

Il problema è a monte, sta nella latitanza di un polo aggregante, che permetta di parlare di cose "inutili" come la letteratura.

Da qui le istituzioni, che devono credere nell'inutilità delle cose. Parrà un discorso fantasioso, ma non lo è affatto. La cultura viene intesa come un valore economicamente improduttivo, arrichisce lo spirito non il corpo, e per mentalità pragmatiche questa è una deficienza. Bisogna partire da questo presupposto per parlare di poesia e letteratura in Alto Adige.




La mia esperienza di vita mi ha portato a conoscere molte realtà, tra queste l'aridità emotiva e spirituale dei giovani altoatesini.

Ho conosciuto giovani che non hanno mai aperto un libro, i quali, ridendo, non avevano le parole per spiegarne i motivi. Ma in ognuno di quei ragazzi c'era una tensione ideale verso la gioia di vivere, ideale, perché purtroppo tarpata dalla mancanza della parola.

C'era invece forte la cultura dell'autodistruzione, della felicità artificiale, del convincimento nel proprio individualismo.

L'unica forma di comunicazione intesa era quella, inquietante, di gesti simbolici, forme di aggregazione in bar e taverne, dove la gioia di comunicare era coperta dal tintinnio di bicchieri colmi d'alcool (che tutto questo sia voluto, non necessario).

Rendere una città vivibile non significa aprire più locali nel centro urbano.

Credo nella potenza del pensiero e della comunicazione, per alleviare il dolore e l'inquietudine della nostra realtà quotidiana.

Volutamente gli scritti di questa antologia sono stati raccolti tra i ragazzi; l'impressione da me colta è stata di gioia e stupore.

Chi ha fatto questa antologia coltiva forte l'energia della speranza, ogni scritto, a me pervenuto, è il simbolo della necessità di comunicare, di non arrendersi alla bruttura del mondo... e questa è poesia!

Beppe Mora  
*Carlo Romeo, Un limbo di frontiera. La produzione letteraria in lingua italiana in Alto Adige, 1998. Chi nel prossimo futuro vorrà intraprendere un cammino critico sulla letteratura altoatesina dovrà necessariamente confrontarsi con il saggio "Un limbo di frontiera" del Prof. Romeo, testo in continua evoluzione che considero l'incipit di un rinascimento letterario in Alto Adige.

 INTRODUZIONE

La poesia è la cosa più "inutile" e affascinante che conosco.

Questo binomio racchiude in sé il mistero della dimensione poetica. Cosa spinge a scrivere e leggere poesia? Un mistero!

La poesia è evasione, modifica stati d'animo, tale "energia emotiva" è uno dei tanti segreti dell'arte poetica, qui è racchiuso il suo fascino.

La necessità, nel curare quest'opera, è stata di racchiudere al suo interno varie espressioni poetiche. In proposito sono state introdotte "poesie in forma di prosa", testi di brani musicali, disegni. La raccolta è atipica e per questo  interessante. Non mi sono soffermato sulla forma, ma sul contenuto, sull'impressione, che questi testi apportavano. Ho inteso la poesia come un trasporto di sensazioni, non come un "genere".

Da qui si intraprende un "cammino denso di significati". In primo luogo che il registro stilistico della poesia non può essere incanalato in una forma rigida, e che non può utilizzare un linguaggio proprio e originario ma, deve essere un fermento che modifica la sua essenza in una necessaria evoluzione verso un "irraggiungibile compimento".



Questa spinta all'evoluzione rientra in un processo naturale, che tutte le "cose" attuano per non morire, per non inaridirsi. La poesia ha modificato la sua essenza mantenendo proprio del suo passato, la gioia del comunicare, cioè la massima espressione dell'umanità.


Questa antologia è un buon inizio, un inizio sentimentale, carico di passione.

La mia breve introduzione ai testi è solo la punta di un lavoro complesso, per questo motivo sono dovuti e sentiti dei ringraziamenti a tutte le persone che hanno collaborato al suo compimento:

Gli editori Andreas Perugini, Luca Stancher di Harlock, per la loro assidua presenza nel campo culturale, con una attività nobile, senza mezzi termini, necessaria. Questi due "ragazzi" con fare generoso assolvono ad una lacuna vergognosa per la terra altoatesina, l'assenza di un polo editoriale aperto alle innovazioni tecnologiche e alle nuove culture giovanili, il loro lavoro sta finalmente dando dei risultati, si comincia a respirare meglio.

 
 
 
 

Alcuni squarci dell'antologia:

 

element of crime

13.10.1999

 

mittwoch

vorfreude

nicht vorhanden

publikum

auch nicht

 

vorgruppe

blicke hinter mich

die halle ist voll

der sänger verrückt

seine musik auch

 

kleine pause

 

sven regener

sagt

hallo und dankeschön

und noch ein lied

es will nicht mehr enden

es soll nicht mehr enden

 

und noch ein lied

 

nicht umsonst

die schönen rosen

nicht dumm

wie weisses papier

 

über nacht

noch eine zugabe

wenn

dann

wäre ich

glücklich gestorben

   (Jutta)

 

un ricordo distorto


Nell'unità originaria

nell'unità del mio primo corpo

è per la causa secondaria di tutte le cose

tutte le cose assieme al germe

la loro inevitabile distruzione

ed io dal suo valore sono assalito

continuo a sospirare dietro all'unità

un qualsiasi punto esistente

permanente

ci sono tendenze all'unità

a sospirare che davanti a lei...

tendenze all'unità...

ma se solo conosceste i miei pensieri

              sarebbe tutto più semplice!

 

Corro verso il cedimento strutturale

unità carbonio a funzione automatica

cripto miseria di sentimenti

sedimenti del tempo

stenti meccanici

scaldano mani

lacrime rapprese

crepitano occhi stanchi

del buio della notte

morde il vento

poi fugge

distrugge

quel poco d'uomo

che ci resta.

Sento di aver freddo

forse paura

tremo

questo è sicuro!

    (Croma)

 


Sono libera io

di vendicarmi

in eterno

giustificata

da te

dalla tua bellezza,

amica mia,

dalla tua fede

un dono senza

prezzo.

Ma sarò io a pagare

puttana dei

tuoi avanzi,

ritagli

del desiderio

che ti avvolge

meschino

non sei tu la colpa

sono io

la conseguenza

il rimpianto

macabro

bruciante.

Umiliami ancora.

E ancora.

(Dorotea)

 
 
 
 

THOMAS
Mi chiamo Thomas ed ho vent'anni. Sono nato ed ho sempre vissuto qui a Bolzano e probabilmente ho iniziato a scrivere anche a causa di questa città che è stata capace di annoiarmi così tanto. Dopo cinque anni scrivere è quasi diventata un'esigenza per poter "controllare" ciò che mi frulla nel cervello, anche se ogni tanto mi rendo conto di come sia difficile riuscire ad esprimere in poche parole le emozioni e le sensazioni che la mia testa in realtà ha rimasticato per lungo tempo.
Mi sono diplomato all'ITC, ma, avendo consegnato il tema d'esame di ragioneria in bianco, ho capito che i numeri non facevano per me, infatti, ora studio per diventare traduttore. Principalmente però mi dedico agli Incuria, il gruppo nel quale suono insieme a Daniel, Fabio e "Dezza" e con il quale conto di riuscire a combinare qualcosa di buono.......un giorno.


HANNES
hannesNasce nel '77. I genitori secondo le regole di una strana setta americana, lo chiamano Hannes Pasqualini.

Esteriormente è un giovane e virgulto ragazzo, dall'aspetto pacifico e quieto. In realtà il suo animo diabolico si manifesta solitamente attraverso i disegni e la pittura, nelle notti di luna piena.

Attualmente vive a Bolzano (Bolzano?),dove per tre anni ha finto di frequentare una scuola di cinema e televisione. In realtà il suo unico scopo è stato quello di disegnare le strisce di Arek e Gogo (www.geocities.com/arekandgogo) . Ma anche di queste non resta ormai che un amaro ricordo.
Ha realizzato due cortometraggi, "Ravenwing" (formatoBeta SP) e "Pink Bubbled World" (16 mm). Per "Pink Bubbled Word" vince una segnalazione al "Piove Video Festival", tenutosi nella ridente cittadina di Piove di Sacco, e il terzo premio al "Festival der Nationen" tenutosi a Ebensee in Austria.

Ha pubblicato due fumetti su "Lo Sciacallo Elettronico" (www.assioma.com/sciacallo), una rivista elettronica di fumetti con la quale tuttora collabora.

Pochi mesi fa ha tentato il suicidio partecipando a "Gletscherblut" un simposio artistico tenutosi sul Sassonero (piùommeno a 3000 m.).

Attualmente lavoricchia ad un terzo corto "Wer weiss - Chi lo sa" e fa un sacco di progetti insieme al gruppo "die Schnecke la Lumaca"


DOROTEA


(Dorotea Postal)  

doroteaSono nata nel vecchio ospedale a Bolzano nel 1980 lo stesso giorno del mio onomastico e sembra che sia stato un caso. Al contrario delle mie sorelle (che sono soltanto due anche se il plurale è di un certo effetto) i miei genitori non hanno voluto darmi un secondo nome perché il primo basta e avanza. Dorotea è un nome bellissimo, dal momento che ognuno può adattarlo a modo suo. I miei mi chiamano Dorothy per evitare che io cresca troppo, mia sorella mi chiama Dodo, la mia amica Karin Dody, Enrico per alcuni anni mi ha chiamata Tea poi si è stufato, i miei amici Do perché è il più pratico e poi ci sono Dotty, Tis, Dorry e Rotty come rottinculo (che è il peggiore) Così quando mi chiamano per nome intero so sempre che si tratta di una cosa seria e mi piace molto. Per esempio: "Io ti amo, Dorotea". Non mi è mai successo, ma ci spero ancora.

Fino al 1996 questo si può considerare il tema principale della mia vita. Ho vissuto sotto una campana di vetro che dopotutto si è rivelata abbastanza pesante; mi sono ancorata da sola a sensi del dovere e responsabilità fino a che i miei impegni troppo numerosi mi hanno esaurita. Nell'estate di quell'anno ho superato l'esame del quinto corso di clarinetto al Conservatorio; mancavano due anni al diploma, ma l'esame per me ha significato il punto di arrivo, non di partenza; così dopo otto chili e migliaia di capelli persi per lo stress (compresi quelli del mio ragazzo, poveraccio) ho chiuso tutto e sono diventata molto pigra, ma ho aperto le ali ed ho iniziato a volare un po' in giro per la vita.

La città di ghiaccio mi è sempre piaciuta nonostante tutto quello che si dice, perché credo che sotto la coltre i giovani di Bolzano abbiano acquisito un senso in più degli altri: la coscienza di vivere in un luogo slegato dal mondo e quindi neutrale, senza radici, e quindi spaesante, eppure libero, una terra che nessuno osa ancora definire propria, ma comunque natia. E' una coscienza a modo suo amara, ma che si può considerare preziosa. Tutto qui.

Ora, se sorvoliamo su questa profonda riflessione, della mia vita c'è poco da raccontare e il fatto mi deprime.

Fino a dodici anni avevo dei capelli lunghissimi ed ero sonnambula, poi mi è passata (tranne quella volta a capodanno che mi sono addormentata su un divano e quando il mio ragazzo mi ha dato un bacio per svegliarmi, l'ho picchiato nel sonno, poveraccio), ma ho continuato a fare sogni incredibili e ne faccio ancora. Una volta ho sognato di una donna che per salvare la vita dell'amante si era sacrificata per l'eternità al continuo e doloroso allungarsi del proprio corpo. Quando lui la tradì per un'altra, lei si slegò dal patto per trovarlo ed ucciderlo, così dovunque lui avesse tentato di nascondersi, le dita e le braccia lunghe di lei avrebbero potuto raggiungerlo. Simonluca, nell'inverno del 1996 mi chiese di disegnare questa donna sulla parete della sua stanza ed io lo feci: lunga distesa, protesa per uscire dal muro a rubargli l'anima; è così che mi sono innamorata di lui. E basta.

La mia professoressa delle medie una volta disse: "Se la prosa racconta ed esplicita, la poesia lascia intendere". Lo credo anch'io, almeno per quel che riguarda la mia esperienza. La mia poesia è come il mio nome: è la mia vita, ma ognuno può intenderla a modo suo, libera.


ANNA

anna "Scrivere la biografia di una persona di 19 anni non è una cosa semplice, non sono mica poi tante le cose da ricordare, a meno che non si elenchino avvenimenti come i primi passi, la prima comunione, il primo giorno di scuola.

Ma tutto questo è poco interessante, perciò dirò semplicemente che mi chiamo Anna Quinz, che sono nata a Bolzano il 2 gennaio 1980, e che ho frequentato tutte le scuole necessarie tra cui per finire in bellezza, il Liceo Classico, da cui sono felicemente s/fuggita nel luglio del '99.  Di particolare potrei dire che studio danza da una vita e che il mondo dello spettacolo è, credo, il mio mondo. Non ho mai pubblicato niente prima d'ora e nemmeno mai avrei pensato di farlo, se non fosse stato per il mio "agente personale" che è poi soprattutto una mia vecchia amica. Niente di più, solo che ora sono iscritta al DAMS a Bologna: vediamo quello che succede…"

JUTTA

Perkmann...Jutta. Nach irgendeiner Sportlerin, die mal meinem Vater gefallen hat. Geboren? Am 8. März 1979, daraufhin wurde dieser Tag zum Tag der Frau ausgerufen. In Siebeneich bei Bozen habe ich meine ersten Schritte gemacht und schlafe so ungefähr jedes zweite Wochenende immer noch dort. Den Rest der Zeit verbringe ich mit studieren (Englisch, Medienkunde) und sonstigen nichtigen Tätigkeiten in Innsbruck.
Werde von meinen Eltern gesponsort. Liebe den guten, alten, schwarzen, englischen Humor, makabre Einfälle, Southpark (nur auf Englisch), Übertereibungen, Extreme, Kino und gute Musik. Ja...äh...Schreiben natürlich.

Und ich hasse es, wenn sich andere Leute um meine Angelegenheiten kümmern und meine Anspielungen zu ernst nehmen. Und Ignoranz. Und Dummheit. Und den Musikantenstadel. Und Ö3. Und Talkshows. Und die Kluft zwischen Arm und Reich. Und die WTO. Und den Krieg. Und sowieso alle Ungerechtigkeiten auf dieser Welt...


ANDREA

andrea Qui giace Andreas Perugini nato nel '72.

A 12 anni voleva conquistare il mondo. Citando chi più grande di lui, una volta disse: "Amo l'Umanità, è la gente che non sopporto!".

Non fiori, ma opere di bene.


Non fiori, ma opere di bene.

 


MARTIN

(Martin Calamari)

Scrivo nello iato che tocca un corpo sottraendosi. In quella falda che non smette di unire separando. Gratto dal palato questo inarticolabile, lo sospingo nella linea che traccio sulla lingua: oso una parola.

Spremuta, distesa tra denti e saliva, inchiostro le sue labbra, la sua voce, il suo canto e il suo bacio.

Scrivo nel là del qui, nel là fuori del qui stesso in cui scorgo una parola ancora infusa nella masticazione, oscillante nella cinetica di un corpo-paesaggio.

E' in questa macchia, in questa tessitura, che si compongono dei divenire; in questo luogo inassegnabile, che non cessa di ridisegnarsi anche nelle tracce che lascia.

Ed è così che, a volte, mi è riuscito di piegarne alcune di queste tracce, di torcerle fino a quel punto in cui qualcosa di questi divenire è emerso da esse incarnandone il bagliore.

Lascio, allora, che la parola risalga verso sé stessa svuotandosi, per fare spazio a questo bagliore, per lasciare che divenga in altre labbra, nel silenzio di un'altra voce.  


SIMONLUCA 

(Simonluca Laitempergher)

simonluca Ho visto la luce del giorno per la prima volta il 5 maggio del 1980 e non mi parve assolutamente male. Anzi.

Non sono uno scrittore né amo farmi passare per tale, comunque spesso mi capita di ordinare alcuni pensieri - o sensazioni - in frasi, anche se di rado seduto ad una scrivania o tavolo di sorta.

Sinceramente non sento proprio la necessità di scrivere, ma allora, perché lo faccio?

Le risposte sono due.

Prima di tutto per gusto estetico, poi perché in determinati momenti non avrebbe alcun senso fare altro.

Tutto qui.

 


ZOE

Zoe è un'entità musicale che nasce nell'Aprile del '96 dall'incontro di quattro persone provenienti da diverse esperienze sonore (rock-underground, hardcore, noise-pop).

Zoe cerca di conciliare armonie e distorsioni, ritmi e sospensioni, tensioni e fluidità. Il suono di si caratterizza quindi per le sue melodie circolari e le sue ritmiche ipnotiche.

Zoe ha difficoltà ad inserirsi all'interno di un genere musicale preciso e dunque è inaffidabile.

Zoe canta in italiano perché le parole sono importanti.


FABIO

(Fabio Dall'Aglio)

Mi é caduta un'astronave sulla testa, e non mi sono più ripreso. D'altronde non si può mica pretendere  che le cose percorrano sempre un tragitto semplice e liscio, però almeno qualche volta, intendo dire più di ora.

Ho un articolato nel letto, ogni notte lo attendo a braccia aperte, in piedi in mezzo alla stanza e lui, lui sì, lui viene, veloce, mi consola, mi pensa, lui il tir che tutti dovrebbero tenere nel letto. Dimmi una cosa: pensi davvero che tutto ciò che esperisci esiste e tutto il resto no?


KUBlAI  KHAN

Musica e poesia devono potersi compenetrare, nessuna delle due deve prevalere sull'altra: la prima infonde le sensazioni, la seconda le integra, le interpreta, le completa. Nel caso limite, una frase può deficitare di verbo, soggetto, oggetto, a un periodo possono mancare le subordinate o addirittura la principale. Ora, Il termine "mancare" è inesatto perchè in realtà ogni elemento è presente, seppure in forma diversa: è esplicato da un differente linguaggio; da ciò deriva la necessità del fruitore di abbandonarsi completamente all'ascolto, scevro da sensazioni predeterminate: solo in questa maniera può cogliere appieno la musica che sta ascoltando.

Proprio per queste motivazioni abbiamo scelto la tecnologia come supporto alla nostra musica; grazie ad essa è possibile per noi un accurato studio delle sonorità da utilizzarsi, delle diverse soluzioni ritmiche, dei rapporti che devono intercorrere fra suono e parola, che può essere cantata come parlata, senza alcun privilegio fra le due forme. Di certo non vogliamo dire che tali studi non siano possibili senza l'ausilio dell'elettronica, che anzi, se presa fine a se stessa  molte volte influisce assai negativamente sulla musica; per il nostro gusto ed esigenze, però, ci è parsa sempre la soluzione migliore.

Il rapporto che intercorre fra l'uomo e la macchina è di tipo, se vogliamo, coniugale. Come un matrimonio riuscito, le due parti si completano, perfezionano ed evolvono in senso dialettico, così la precisione della macchina influisce ed argina la passionalità della persona - che altrimenti tenderebbe di natura ad esternare i propri istinti più ferini - ed al contempo questa infonde un poco di calore alla prima la quale, essendo esente da errori (se non di programmazione) il più delle volte risulta asettica.

I KublaKhan sono nati secondo questi principi l'inverno del 1997.


CROMA

Croma è un gruppo di musica minimalista.

Questo non significa che suoniamo con strumenti miniaturizzati, non suoniamo col volume basso, né produciamo una nota ogni quarto d'ora; i nostri concerti hanno una durata "normale". La formazione prevede una commistione fra strumenti moderni (i 2 bassi elettrici e il piano digitale) e strumenti classici (pianoforte, violoncello, viola, violino, oboe) più voce recitante e soprano.

Le precedenti esperienze dei singoli membri  del gruppo vanno dalla militanza in gruppi hard-core al diploma al conservatorio.

Questa eterogeneità non deve però indurre a credere che il minimalismo di Croma rappresenti una qualche forma di cross-over estremo. Tutt'altro! Il minimalismo è un genere ben preciso di musica: squadrato, disciplinato, è la poetica della rinuncia, è musica ripetitiva (la ripetizione come mezzo di emancipazione delle cellule strutturanti!) e rifugge dall'osticismo. Spesso è musica fondamentalmente melodica anche se, per definizione e per vocazione, anti-romantica; è musica energica, ma non decadente. è una sorta di sintesi tra la musica cosiddetta "classica" e quella "rock" (termini, questi, che usiamo nella consapevolezza della loro imprecisione ed ambiguità, ma che preferiamo a termini aberranti quali musica "colta" o "seria" e  musica "leggera").


VINCENZO

vincenzo Io, me. Presentazione:

Vincenzo Mancuso nasce in quel di Catanzaro, nella remota Calabria nell'anno che fu '73.

Erano gli anni del rock psichedelico, dell'LSD, delle assunzioni Fiat, e infatti si trasferì giovanissimo ( un anno) nella vasta e opulenta provincia di Torino.

Qui presto frequentò con successo la scuola elementare dove apprese l'uso della scrittura e imparò a leggere, cosa che lo segnò profondamente nella sua ricerca artistica e letteraria.

A metà anni 80 si trasferisce nella vicina Lombardia, spirito nomade e ribelle, si iscrive alla scuola di grafica e stampa del Ticino, a Bellinzona, Svizzera, dove conoscerà l'uso delle carte e soprattutto delle cartine.

Terra feconda e di facili gioie, è sempre in Svizzera che il Vincenzo prende parte ad un laboratorio di teatro sperimentale, dove intraprenderà con felicità anche la via della fotografia, iniziando a fare qualche scatto di qua e di là.

Persona poliedrica e di grande fantasia, nel '96 stupisce amici e parenti, e va a cercare le strade del successo in Alto Adige, a Bolzano, dove con incredibile entusiasmo frequenta la scuola di Cinema e Televisione Zelig.

In questi anni realizza tre o quattro cortometraggi, scrive racconti, si occupa di una rivista virtuale (www.ticino.com/usr/argonauta) , e continua a fare foto. Il resto è storia.

 


DANIEL

Mi chiamo Daniel Rizzo, sono nato a Bolzano l'11 08 1978 e abito a S.Giacomo.

Scrivo dal 1990 descrizioni, poesie, canzoni.

 

 
 
 
 

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